Dalla presentazione della Dott.ssa Anna Maria Galizia, il commento di alcuni haiku di Antonietta Lestingi, tratti dalla raccolta “sulla pietra o nell’erba”
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( pg.18) Lungo il cammino affiori silenziosa roccia da sabbia
Questi versi ti catturano e ti lasciano impietrita. C’è l’universale e c’è il particolare, c’è la forza e c’è la debolezza, c’è la storia di una vita, la fragilità della natura umana e il mistero che ci circonda. L’immagine eterea di una donna che si affaccia alla vita con i suoi sogni e il suo coraggio assume la solennità improvvisa di una roccia. Quello che rimane nel cuore è un senso di smarrimento, perché in quella roccia c’è quasi un monito, un avvertimento, un presagio di annullamento dell’essere; la sabbia copre il cammino, la forza e i sacrifici del percorso diventano un tutt’ uno con il silenzio. Questi tre versi sembrano la storia emblematica di donne che con grande coraggio hanno realizzato nella vita un loro sogno e vivono nella angoscia di perdere tutto, perché la vita stessa è rischio, mistero; donne che hanno perso il lavoro, forse la salute , una persona cara “lungo il cammino”. Il contrasto drammatico roccia/sabbia fa pensare all’ingiuria, all’abuso, alla violenza che può distruggere una donna nel suo intimo o che le toglie addirittura la vita. Eppure ciò che resta, dopo la lettura dei versi, non è il senso di angoscia, l’idea di morte, ma il sentimento della vita, perché il suono e il significato di ROCCIA rimbombano e sovrastano quello di SABBIA.
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(pg.22) Spunta il diritto insieme ai tuoi garofani di essere fiore
La donna, che lungo il cammino della vita ha costruito la sua identità in silenzio e ha come destino quello di essere “ roccia da sabbia”, fa sentire l’eco del suo mondo interiore. Il suo profondo io anela ad essere accolto, ad essere amato, ad essere curato come i fiori della sua casa. Lei chiede pacatamente di essere considerata un fiore, perché sente che è un suo diritto essere fiore. La sua voce non grida, anzi sussurra; lei è garofano tra i garofani, come quei fiori semplici eppure plastici nei loro colori; la sua presenza è delicata e viva , consapevole e forte, lei è sicura di ciò che vuole . Pace, amore, umiltà, schiettezza, sono le note che fanno vibrare i suoi sentimenti. Pochi si fermano ad ascoltare la sua voce e ad accarezzare questo fiore. Molti, moltissimi passano veloci, non vedono, non ascoltano, non capiscono attratti e distratti, disorientati dalla loro stessa vita. Lei non cura ciò che è banale, superfluo, insignificante, ha trovato e custodisce l’essenziale della vita, perciò il suo diritto ad essere fiore “spunta” come il sole del mattino e prima o poi la sua luce arriverà a tutti.
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( pag. 28) Senza fermarti cammini sul crinale vigile sguardo
Il soggetto umano è diafano: quello che si coglie è il contesto misterioso, aereo. La persona è focalizzata nel suo sguardo. Uno sguardo non timido, non angosciato, non terrorizzato ma “vigile”. Nello sguardo, sentiamo tutta la affettività di questa figura che cammina sul crinale senza fermarsi. E qui possiamo fare una duplice lettura del modo di porsi del soggetto nei confronti della vita, che è comunque insidiosa, difficile e rischiosa; da una parte l’atteggiamento appare sereno e fiducioso forse in una provvidenziale guida sovrannaturale di ispirazione cristiana; dall’altro distaccato e rassegnato, perché, comunque, tutto accade indipendentemente dalla volontà dell’ uomo secondo la filosofia orientale. Quello che rimane dentro dopo la lettura di questi versi non è il significato dell’angoscia, generata dal cammino sul crinale ma l’immagine del passo continuo e sicuro, è il “senza fermarti”, vale a dire il coraggio forte e splendido della donna. Dopo “senza fermarti”, infatti, si avverte una pausa improvvisa che lascia intravvedere uno scenario etereo, senza confini. Scena, senza dubbio, di solitudine e non è dato sapere se è una solitudine aristocratica o il risultato di una profonda ricerca interiore.
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( pag. 88 ) Vorresti andare fuori dal seminato a seminare
Questi versi sono una piccola finestra sul mondo interiore di una donna : il desiderio di essere parte attiva della sua vita (seminare). Tutta la composizione si muove sull’asse semantico articolato di due forme diverse dello stesso verbo, seminato/ seminare. Questa donna desidera andare fuori dal seminato, da una vita che non le appartiene, non si sente protagonista di quanto succede intorno a lei. In quel “ seminato” ci sono tutti i limiti sociali, culturali e psicologici che la circondano; e lei sente una grande forza che la spinge fuori dall’ambiente in cui si trova. La sua forza non è fatta, però, di ribellione, di aggressività o di rifiuto, ma di solida, serena tenacia. E’ qui la potenza magica della parola: a noi non giunge l’immagine opaca del seminato ma l’immagine ariosa e splendida del seminare.
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( pag.66) Fitta la mappa tra cielo terra e mare delle tue corse
Creazione essenziale nella forma e delicata nello stile. Non senti né il peso della “fitta mappa” né l’ansia, l’affanno, l’angoscia delle “corse”, di tutti i percorsi che l’uomo fa nella sua vita ( studio, lavoro, ricerca e attesa di lavoro, vissuti personali che si intrecciano, famiglia). La mappa dei percorsi della vita non solo è fitta, vale a dire densa di eventi ed emozioni ma assume le caratteristiche dell’arcobaleno (cielo- terra- mare); non sono individuati, infatti, né l’inizio né la fine; intuitivamente l’ arcobaleno parte dall’uomo ma trascende l’uomo stesso. Costui, ad un certo punto, della sua storia sembra non avere nessun punto di riferimento; appare solo ma non è disorientato. C’è in lui una forza misteriosa, lui non piange e non si dispera. Tutto è così perché così tutto deve essere. Fa eco la voce della cultura Zen: l’uomo nulla può nei confronti del caso perché ogni suo disegno, ogni sua volontà è piccola cosa nei confronti del divenire che lo avvolge. Chi scrive, lontana, in disparte, si pone all’osservazione con incredibile semplicità, con plastica essenzialità nei confronti della vita. Sembra distaccata da ogni cosa, da ogni bene umano e materiale, da persone e da sentimenti, perché di tutto ella avverte la finitezza. Un unico scenario sembra collegarla alla figura in corsa: cielo, terra, mare sono le coordinate della vita per entrambi. E’ una sorta di illuminazione che li riscatta dal particolare e li fa volare nell’ universale, e non c’è niente di più bello di questa LIBERTA’.
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( pag.26) Dalla materia estrai con quelle mani l’anima tua
Inno al lavoro fatto con le mani. Non solo. Certamente il pensiero va allo scultore che modella la materia inerte, al pittore che anima con figure, con linee e con colori una tela; ma qui il respiro è ampio il concetto di lavoro non coincide con un prodotto finale sia pure artistico e creativo e non si limita ad un settore di attività. Materia è l’oggetto generale del lavoro; “Estrai con le mani” l’atto di un lavoro specifico ma il richiamo dell’ anima crea lo stacco con l’individuale, con il particolare. Se pure nei versi si intravvede un destinatario, è sovrastante il concetto di anima sulla materia, sull’atto di estrarre, su quelle “mani” in azione che compiono l’atto. Ad un primo impatto con i versi sentiamo tutta la forza della bellezza dell’ atto creativo dell’ artista che piega al suo immaginario la materia anonima, ma l’impressione trainante è la presenza dell’ anima. Questa impressione genera una empatia inaspettata che è proprio frutto del processo creativo di cui l’haiku si sostanzia. Il punto di partenza affettivo (l’amico scultore) è lontano e prende posto il significato di un valore assoluto come il lavoro. Artistico, intellettuale, artigianale, il lavoro che si sposa con anima è certamente quello onesto, appassionato, consapevole, continuo nella tensione dello spirito. I versi, con forza e con chiarezza, con una preziosa semplicità, rimandano ad una realtà solenne da custodire e nello stesso tempo da perseguire: il lavoro è la dignità della persona, perciò, se la dignità dell’ uomo è una sola, tutti i lavori hanno pari dignità e costituiscono l’essenza della società. La crisi dell’ occupazione forse può fare meno male oggi, se nella vita si esercita la lettura delle priorità, la semplicità delle abitudini, la considerazione di tutte le potenzialità individuali per metterle in pratica secondo le occasioni che si cercano o che vengono date. La forza dell’anima come scolpisce attraverso le mani di un artista così potrà operare nella società, e potrà rimuovere pregiudizi e ostacoli, generando il necessario rinnovamento del sistema.
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( pag.20 ) Lieto il colore nel cielo ci regali di un’ aquilone
La brevità della composizione è propria dell’ haiku, la freschezza dell’immagine è propria di un particolare sentire. Si può notare come ogni parola ha una sua risonanza e concorre a creare una scena fiabesca, come di sogno. Nei versi non ci sono segni di ansia o di angoscia, si espande il senso quasi infantile dell’abbandono a godere con stupore di un aquilone che vola nel cielo. Nel ritmo dei suoni si nasconde un movimento che è un moto dell’ anima: il colore bello e gioioso ci attira in alto nel cielo; non appena percepiamo questa altitudine l’idea di regalo ci porta giù, e di nuovo saliamo su con l’aquilone. In questo andirivieni traspare uno stato di serenità continuo, perché è “il colore lieto” che inebria il cuore e la mente. Protagonista assoluto dell’immagine è l’aquilone. Tanti i significati: il richiamo a staccarsi dalle cose superflue e banali della quotidianità, della vita, il ricordo dolce dell’infanzia, l’inno alla giovinezza, felice e meravigliosa in chi ne è ormai lontano, il ricordo di una vita semplice nutrita di grandi affetti, la speranza in un futuro propizio e non ancora chiaro. Come l’aquilone le parole , i suoni, le immagini di tutta l’opera ti portano lontano e le sensazioni magicamente ti catturano.
All’improvviso senti vicine tutte le figure che accompagnano i versi, forti e vibranti di storie piccole e grandi, misteriose dai tratti essenziali, figure senza tempo che sembrano consolarti e dire CAMMINA, CAMMINA, CAMMINA ANCORA! |