Recensione
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Racconto teatrale con note storiche e dialettali. Foto di Carmela Surace
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Il palazzo è quello che la tradizione popolare chiama ”delle cento camere”, situato nella piazza principale di Mola. Costruito dalla facoltosa famiglia Roberti nel settecento, poi passato agli Alberotanza, è stato testimone dei più importanti avvenimenti storici della città. |
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Nei primi anni trenta del secolo scorso, in pieno regime fascista, in seguito alla crisi economica del ‘29 che determinò il fallimento a catena di molti operatori finanziari, fu al centro di un dissesto economico che gettò nella miseria centinaia e centinaia di famiglie molesi. L'autore del testo teatrale, che all'epoca dei fatti assistette da fanciullo alla drammatica esperienza della sua famiglia, |
si è ispirato appunto a questo fatto storico, ricreando per il teatro l'ambiente storico del tempo con personaggi ed episodi di storia locale degli anni ‘30, legati a loro tolta alla situazione nazionale ed internazionale, dalla crisi economica del ‘29. con i suoi effetti devastanti in tutto il mondo, al fascismo, provinciale ma aggressivo nelle sue prevaricazioni. Sono quindi presenti i grandi temi politico-economici dell'epoca (la progressiva alleanza tra fascismo e ceti agrari, l'emarginazione di intellettuali liberali come Piero Delfino Pesce, la politica delle grandi opere attuale da Di Crollalanza). Ma al centro di tutto c'è lo svuotamento dell'antica cultura popolare che si manifestava attraverso le feste cittadine o familiari, i canti e gli scherzi di creazione popolare, l'allegria. malgrado la miseria, i lutti e le guerre.
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Francesco Saverio Iatta
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